Epirubicina hosp (Hospira italia srl)

Soluzione iniettabile fl 2mg/ml 5ml

Principio attivo:Epirubicina cloridrato
Gruppo terapeutico:Antibiotici citotossici e sostanze correlate
Tipo di farmaco:Farmaco generico
Rimborsabilità:H
Ricetta:Osp - uso ospedaliero
GlucosioNon presente
GlutineNon presente
LattosioNon presente



FOGLIETTO ILLUSTRATIVO
Indicazioni terapeutiche
  • carcinoma della mammella
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    Posologia

    Epirubicina è solo per uso endovenoso o endovescicale.

    Non è stata dimostrata la sicurezza e l’efficacia d’uso di epirubicina nei bambini.

    Somministrazione endovenosa

    È consigliabile somministrare epirubicina attraverso una linea di infusione endovenosa continua di una fleboclisi di soluzione salina, dopo aver controllato che l’ago sia correttamente posizionato in vena. Attenzione ad evitare lo stravaso (vedere paragrafo 4.4). In caso di stravaso, interrompere immediatamente la somministrazione.

    Dose convenzionale

    Quando epirubicina cloridrato è impiegata come unico agente, la dose consigliata negli adulti è di 60–90mg/m² di superficie corporea. Epirubicina cloridrato deve essere somministrata per iniezione endovenosa in 3–5 minuti. La dose va ripetuta ad intervalli di 21 giorni, compatibilmente con le condizioni ematologiche e la funzionalità midollare del paziente.

    Nel caso in cui si verifichino segni di tossicità, incluso grave neutropenia/febbre neutropenica e trombocitopenia (che possono persistere fino al 21.mo giorno), deve essere modificata la dose oppure deve essere posticipata la dose successiva.

    Alte dosi

    Epirubicina cloridrato come agente singolo nel trattamento ad alte dosi del carcinoma polmonare deve essere somministrata secondo i seguenti regimi:

    • Carcinoma polmonare a piccole cellule (in pazienti non pretrattati): 120mg/m² al giorno 1, ogni 3 settimane.

    Per il trattamento con alte dosi, epirubicina cloridrato deve essere somministrato in bolo per via endovenosa in 3–5 minuti o come infusione endovenosa in un massimo di 30 minuti.

    Carcinoma della mammella

    Nel trattamento adiuvante delle pazienti con carcinoma della mammella in stadio iniziale con linfonodi positivi, le dosi endovenose di epirubicina cloridrato consigliate variano da 100 mg/m² (come singola dose al giorno 1) a 120 mg/m² (frazionata in due dosi al giorno 1 e 8) ogni 3–4 settimane, in combinazione con ciclofosfamide e 5–fluorouracile per via endovenosa e tamoxifene per via orale.

    Dosi inferiori (60–75mg/m² nel trattamento convenzionale e 105–120mg/m² per il trattamento con alte dosi) sono consigliate per i pazienti con funzionalità midollare danneggiata da precedenti trattamenti chemioterapici o radioterapici, dall’età avanzata, o da infiltrazione neoplastica midollare. La dose totale per ciclo può essere frazionata in 2–3 giorni consecutivi.

    Le seguenti dosi di epirubicina cloridrato sono impiegate comunemente in chemioterapia in combinazione e in monoterapia per diversi tumori, come evidenziato:

    Indicazione del Carcinoma Dose di Epirubicina cloridrato (mg/m²)a
    Monoterapia Terapia in combinazione
    Carcinoma avanzato delle ovaie 60–90 50–100
    Carcinoma gastrico 60–90 50
    SCLC 120 120
    Cancro della vescica 50 mg/50 ml o 80 mg/50 ml (carcinoma in situ) Profilassi: 50 mg/50 ml a settimana per 4 settimane, successivamente, mensilmente per 11 mesi  

    a Dosi somministrate generalmente al Giorno 1 o Giorno 1, 2 e 3 ad intervalli di 21 giorni

    Terapia in combinazione

    Se epirubicina cloridrato è usata in combinazione con altri prodotti citotossici, la dose deve essere ridotta di conseguenza. Le dosi comunemente impiegate sono riportate nella tabella sopra.

    Compromissione della funzionalità epatica

    La più importante via di eliminazione dell’epirubicina è rappresentata dal sistema epatobiliare. Nei pazienti con compromissione della funzionalità epatica, la dose deve essere ridotta in funzione dei livelli della bilirubina nel siero come segue:

    Bilirubinemia Riduzione della dose
    24 – 51 mcmol/l 50%
    > 51 mcmol/l 75%

    Compromissione della funzionalità renale

    Una moderata compromissione della funzionalità renale non sembra richiedere una riduzione della dose, data la bassa escrezione di epirubicina attraverso l’emuntorio renale. Tuttavia, può essere necessario un adattamento della dose in pazienti con valori sierici di creatinina > 5mg/dL.

    Somministrazione endovescicale

    Epirubicina cloridrato può essere somministrata per via endovescicale nel trattamento del carcinoma superficiale della vescica e del carcinoma in situ. Non deve essere somministrata per via endovescicale nel trattamento dei tumori invasivi che hanno penetrato la parete della vescica, in questi casi è più appropriata la terapia sistemica o quella chirurgica (vedere Paragrafo 4.3). Epirubicina cloridrato è stata impiegata con successo come agente profilattico per via endovescicale dopo resezione transuretrale dei tumori superficiali per impedirne la recidiva.

    Per il trattamento del carcinoma superficiale della vescica si consiglia il seguente regime posologico, utilizzando la tabella di diluizione seguente:

    8 instillazioni settimanali di 50 mg/50 ml (diluite in soluzione salina o in acqua distillata sterile).

    Se si osserva tossicità locale: si raccomanda di ridurre la dose a 30 mg/50 ml.

    Carcinoma–in–situ: fino a 80 mg/50 ml (in funzione della tollerabilità individuale del paziente).

    Nella profilassi: 4 somministrazioni settimanali da 50 mg/50 ml seguite da 11 instillazioni mensili con la stessa dose.

    TABELLA DI DILUIZIONE PER LE SOLUZIONI DA INSTILLARE IN VESCICA

    Dose di epirubicina cloridrato richiesta Volume di Epirubicina cloridrato Hospira 2 mg/ml Soluzione Iniettabile Volume del solvente acqua per preparazioni iniettabili sterile o soluzione fisiologica sterile Volume totale per la instillazione in vescica
    30 mg 15 ml 35 ml 50 ml
    50 mg 25 ml 25 ml 50 ml
    80 mg 40 ml 10 ml 50 ml

    La soluzione deve essere trattenuta in vescica per 1–2 ore. Per evitare un’eccessiva diluizione con le urine, il paziente deve essere istruito ad evitare di bere qualsiasi liquido nelle 12 ore prima dell’instillazione. Nel corso dell’instillazione, il paziente ogni tanto deve essere ruotato e al termine del periodo di instillazione invitato a vuotare la vescica.

    Controindicazioni
  • altre
  • allattamento
  • aritmia
  • insufficienza del miocardio
  • infarto del miocardio
  • angina pectoris
  • infezioni sistemiche
  • infezioni delle vie urinarie
  • grave insufficienza
  • infiammazione della vescica
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    Interazioni
  • altri medicinali
  • chemioterapia
  • ciclofosfamide
  • cisplatino
  • calcio
  • antracicline
  • dopo
  • vaccini
  • stata osservata interazione
  • cimetidina
  • chinina
  • evidenziato
  • citostatici
  • sulfonamide
  • cloramfenicolo
  • difenilidantoina
  • agenti
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    Avvertenze

    Epirubicina deve essere somministrata soltanto sotto il controllo di un medico esperto nell’impiego di farmaci chemioterapici. È necessario disporre prontamente di attrezzature diagnostiche e mediche per il trattamento delle possibili complicanze dovute alla mielosoppressione, in particolare dopo trattamento con dosi più elevate di epirubicina.

    Epirubicina può manifestare effetti genotossici. Pertanto i pazienti di sesso maschile trattati con epirubicina devono essere consigliati di non concepire un figlio durante e nei sei mesi successivi al completamento del trattamento. Per il rischio di infertilità secondaria alla terapia con epirubicina ai pazienti si consiglia di chiedere consigli medici sulla modalità di conservazione dello sperma prima di iniziare il trattamento.

    Le donne non devono rimanere in stato di gravidanza durante il trattamento con epirubicina. Sia l’uomo sia la donna devono adottare efficaci metodi contraccettivi durante il trattamento e nei sei mesi successivi al termine del trattamento con epirubicina.

    Il trattamento iniziale con epirubicina deve essere preceduto da un attento controllo dei livelli basali dei diversi parametri di laboratorio e della funzione cardiaca basale.

    Prima di iniziare il trattamento con epirubicina i pazienti devono riprendersi dalla tossicità acuta da precedenti trattamenti citotossici (come stomatite, mucosità, neutropenia, trombocitopenia e infezioni generalizzate).

    Mentre il trattamento con alte dosi di epirubicina cloridrato (per es. ≥ 90 mg/m² ogni 3 – 4 settimane) causa eventi avversi in generale simili a quelli riportati per le dosi standard (< 90 mg/m² ogni 3 – 4 settimane), la gravità della neutropenia e delle stomatiti/mucositi può essere maggiore. Il trattamento con alte dosi di epirubicina richiede speciale attenzione a causa delle possibili complicanze cliniche secondarie alla marcata mielosoppressione.

    Funzionalità cardiaca – La cardiotossicità è un rischio del trattamento con antracicline che si può manifestare con effetti indesiderati precoci (per es. acuti) o tardivi (per es. ritardati).

    Effetti Indesiderati Precoci (per es. acuti): la cardiotossicità precoce dell’epirubicina consiste soprattutto in tachicardia sinusale e/o anomalie dell’elettrocardiogramma (ECG) come modifiche aspecifiche dell’onda ST–T. Sono state segnalate tachiaritmia, comprese le contrazioni premature ventricolari, tachicardia ventricolare e bradicardia, in aggiunta al blocco di branca e il blocco atrioventricolare. Questi effetti normalmente non predicono lo sviluppo successivo di cardiotossicità ritardata. Questi effetti solo raramente sono ritenuti significativi da un punto di vista clinico e generalmente non vengono presi quale indicazione per interrompere il trattamento con epirubicina.

    Effetti Indesiderati Tardivi (per es. Ritardati): la cardiotossicità ritardata si sviluppa tardi nel corso della terapia con epirubicina o entro i 2 – 3 mesi dall’interruzione del trattamento, tuttavia sono stati riportati effetti tardivi (parecchi mesi fino ad anni dopo il completamento del trattamento). La cardiomiopatia ritardata indotta dalle antracicline è associata a una riduzione persistente del voltaggio QRS, da un prolungamento oltre il normale dei limiti dell’intervallo sistolico (PEP/LVET) e dalla riduzione della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF). Gli altri segni e sintomi che sono stati segnalati comprendono lo scompenso congestizio cardiaco (CHF) come la dispnea, l’edema polmonare, l’edema secondario, la cardiomegalia e l’epatomegalia, oliguria, ascite, effusione pleurica e ritmo galoppante. La forma di CHF che comporta un rischio per la vita rappresenta la forma più grave di cardiomiopatia indotta da antracicline e rappresenta la tossicità dose limitante e cumulativa del farmaco.

    Il rischio di sviluppo di CHF aumenta in quei pazienti che ricevono dosaggi cumulativi maggiori di 900 mg/m² di epirubicina cloridrato. Per il rischio di cardiomiopatia, questa dose cumulativa deve essere superata con molta cautela (vedere paragrafo 5.1). Nella decisione di stabilire la dose cumulativa massima di epirubicina, deve essere prestata attenzione a quei pazienti in trattamento concomitante con altri farmaci potenzialmente cardiotossici.

    Lo scompenso cardiaco può manifestarsi parecchie settimane dopo l’interruzione del trattamento con epirubicina e potrebbe non rispondere al trattamento medico specifico.

    Le modifiche dell’ECG possono indicare una cardiomiopatia indotta da antracicline, mentre l’ECG non è sensibile né rappresenta un metodo specifico di controllo della cardiotossicità indotta da antracicline.

    La funzionalità cardiaca deve essere valutata nei pazienti prima che questi siano sottoposti al trattamento con epirubicina e deve essere monitorata continuamente nel corso del trattamento al fine di ridurre il rischio di grave compromissione della funzionalità cardiaca. Il rischio può essere ridotto con la tempestiva sospensione dell’epirubicina al primo segno di compromissione della funzione tramite monitoraggio continuo del LVEF nel corso del trattamento. Tuttavia, il trattamento con epirubicina deve essere terminato non appena compaiono nel paziente i segni o i sintomi di insufficienza cardiaca.

    Il metodo quantitativo più adatto per la valutazione continua della funzionalità cardiaca è la valutazione del LVEF misurata tramite angiografia radionuclidica (MUGA) oppure tramite ecocardiografia (ECHO). Si raccomanda la valutazione basale cardiaca con ECG e MUGA scan oppure con ECHO in particolare in quei pazienti con fattori di rischio di maggiore cardiotossicità. Devono essere eseguiti MUGA o ECHO ripetuti per la valutazione del LVEF in particolare in quei pazienti che ricevono dosaggi di antracicline cumulativi maggiori. La tecnica impiegata nella valutazione della funzionalità cardiaca deve essere consistente durante tutto il periodo dei controlli successivi. È fortemente auspicabile seguire un rigoroso regimedi monitoraggio della funzionalità cardiaca nei pazienti con rischi maggiori, in particolare in quelli precedentemente trattati con antracicline e antracenedioni.

    Il rischio potenziale di cardiotossicità potrebbe aumentare in quei pazienti con malattia cardiovascolare attiva o latente, e in quelli che hanno ricevuto precedente o concomitante radioterapia nella zona mediastinica/pericardica. Questa comprende terapia pregressa con altre antracicline o antracenedioni, in aggiunta all’impiego concomitante di altri farmaci in grado di sopprimere la contrattilità cardiaca oppure di farmaci cardiotossici (per es. trastuzumab) (vedere paragrafo 4.5). Deve essere monitorata la funzionalità cardiaca nei pazienti trattati con dosaggi cumulativi maggiori e in quelli con fattori di rischio. Tuttavia, la cardiotossicità potrebbe manifestarsi dopo dosaggi cumulativi più bassi di epirubicina a prescindere dall’identificazione di fattori di rischio cardiaco. È possibile che la tossicità dell’epirubicina e delle altre antracicline o degli antracenedioni sia additiva.

    Tossicità Ematologica – Come per gli altri farmaci citotossici, l’epirubicina può causare mielosoppressione. Devono essere valutati i profili ematologici sia prima che durante ciascun ciclo di terapia con epirubicina, che comprende la formula leucocitaria, i globuli rossi, i neutrofili e le piastrine. La manifestazione predominante della tossicità ematologica è rappresentata dalla leucopenia reversibile dose dipendente e/o dalla granulocitopenia (neutropenia) e rappresenta la tossicità dose limitante del farmaco più comune. La leucopenia e la neutropenia sono normalmente più gravi con dosaggi elevati e raggiungono il nadir nella maggior parte dei casi tra il giorno 10 e 14 dal trattamento. Tuttavia, è transitoria e il valore dei globuli bianchi/neutrofili ritorna nella normalità nella maggior parte dei casi entro il 21° giorno. La trombocitopenia (<100.000 piastrine/mm³) viene segnalata solo in alcuni pazienti e può anche manifestarsi anemia. Le conseguenze cliniche della grave mielosoppressione comprendono febbre, infezioni, sepsi/setticemia, shock settico, emorragia, ipossia tissutale o decesso.

    Leucemia Secondaria – La leucemia secondaria, con o senza una fase pre–leucemica è stata segnalata in pazienti trattati con antracicline, compresa l’epirubicina. La leucemia secondaria è più frequente quando questi farmaci sono somministrati in associazione con farmaci antineoplastici che danneggiano il DNA oppure in combinazione con trattamento radioterapico oppure in pazienti che sono stati pesantemente pre–trattati con farmaci citotossici, oppure quando i dosaggi delle antracicline sono stati aumentati gradualmente. Questa forma di leucemia può avere un periodo di latenza compreso tra 1 e 3 anni (vedere paragrafo 5.1).

    Gastrointestinale – Lepirubicina è emetogenica. Le mucositi/ stomatiti normalmente si manifestano nella fase precoce del trattamento e, se gravi, possono progredire nei giorni successivi fino a ulcerazioni delle mucose. La maggior parte dei pazienti si riprendono da questi eventi avversi entro la terza settimana di terapia.

    Funzionalità epatica – La via principale di eliminazione dell’epirubicina è rappresentata dal sistema epatobiliare. Quindi, devono essere valutati già prima di iniziare il trattamento che durante il trattamento il valore della bilirubina sierica totale, e dei livelli delle fosfatasi alcaline (AST e ALT). I pazienti con livelli elevati di bilirubina o di AST possono lamentare una ridotta eliminazione dell’epirubicina, che potrebbe portare a una maggiore tossicità. Per questi pazienti si raccomanda la dose più bassa (vedere paragrafo 4.2 e 5.2). I pazienti con grave compromissione della funzionalità epatica non devono essere trattati con epirubicina (vedere paragrafo 4.3).

    Funzionalità renale – Nei pazienti con ridotta funzionalità renale deve essere controllato il valore della creatinemia sierica sia prima, che durante il trattamento. Nei pazienti con valoridi creatinemia aumentati (> 5 mg/dL) si rende necessario ridurre la dose (vedere paragrafo 4.2).

    L’epirubicina può dare una colorazione rossa alle urine per uno o due giorni successivi al trattamento.

    Effetti nel Sito di Iniezione – Si può avere flebosclerosi dopo iniezione in un vaso ematico di piccolo calibro o a seguito di iniezioni ripetute nella stessa vena. Seguendo le procedure raccomandate di somministrazione si può ridurre al minimo il rischio di flebite/tromboflebite nel sito di iniezione (vedere paragrafo 4.2).

    Stravaso – Lo stravaso di epirubicina dalla vena nel corso dell’iniezione può provocare dolore locale, gravi lesioni tissutale (vescicazione, grave cellulite) e necrosi. Si può manifestare sclerosi venosa a seguito dell’iniezione in piccoli vasi o a seguito di iniezioni ripetute nella stessa vena.

    Se si manifestano segni o sintomi di stravaso durante la somministrazione endovenosa di epirubicina, l’infusione del medicinale deve essere prontamente interrotta. Il dolore che avverte il paziente può essere alleviato raffreddando la zona e tenendola fredda per 24 ore. Il paziente deve essere controllato attentamente nel periodo successivo per il rischio di insorgenza di necrosi anche dopo parecchie settimane dallo stravaso. Deve essere consultato un chirurgo plastico nell’evenienza di escissione chirurgica.

    Altro – Come per gli altri agenti citotossici, i fenomeni di tromboflebite e di tromboembolia, compreso l’embolismo polmonare (in alcuni casi fatali), sono stati coincidentemente segnalati dopo trattamento con epirubicina.

    Sindrome della Lisi delle Cellule Neoplastiche – L’epirubicina può indurre iperuricemia a causa dell’esteso catabolismo delle purine che accompagna la rapida lisi delle cellule neoplastiche indotta dal farmaco (sindrome della lisi delle cellule neoplastiche). Si raccomanda quindi un attento monitoraggio della uricemia, del potassio, del calcio fosfato e dei livelli di creatinina successivamente al trattamento iniziale. L’idratazione, l’alcalinizzazione delle urine e la profilassi con allopurinolo possono prevenire l’iperuricemia e possono ridurre al minimo le potenziali complicanze della sindrome della lisi delle cellule neoplastiche.

    Effetti Immunosoppressivi/Aumentata Predisposizione alle Infezioni Il trattamento con vaccini di virus vivi o attenuati in pazienti immunocompromessi da farmaci chemioterapici compresa l’epirubicina, può causare infezioni gravi o mortali (vedere paragrafo 4.5).

    Sistema Riproduttivo – L’epirubicina può causare genotossicità. Gli uomini e le donne trattate con epirubicina devono adottare appropriate misure contraccettive. I pazienti che desiderano procreare al termine del trattamento devono ottenere una consulenza genetica se appropriata e disponibile.

    Avvertenze e Precauzioni Aggiuntive sulle Altre Vie di Somministrazione

    Via Intravescicale – La somministrazione di epirubicina può causare sintomi riferiti a una cistite chimica (come disuria, poliuria, nicturia, stranguria, ematuria, fastidio alla vescica, necrosi della parete della vescica) e costrizione vescicale. È necessaria un’attenzione particolare nei problemi di cateterizzazione (per es. ostruzione uretrale da una notevole massa tumorale intravescicale).

    Via Intra–arteriosa – La somministrazione intra–arteriasa di epirubicina (embolizzazione arteriosa transcatetere nelle terapie localizzate o regionali del carcinoma epatocellulare primario o nelle metastasi epatiche) può causare (in aggiunta alla tossicità sistemica qualitativamente simile a quella osservata dopo somministrazione endovenosa di epirubicina) effetti indesiderati localizzati o regionali che comprendono ulcere gastro–duodenali (probabilmente secondaria al reflusso del farmaco nell’arteria gastrica) e restringimento dei dotti biliari secondari alla colangite sclerosante indotta dal farmaco. Questa via di somministrazione può causare un’estesa necrosi dei tessuti perfusi e non è raccomandata.

    Gravidanza

    (Consultare anche il paragrafo 5.3)

    Compromissione della Fertilità

    Come per la maggior parte degli anti–tumorali, i dati sperimentali nell’animale suggeriscono che l’epirubicina possiede proprietà mutageniche e carcinogeniche.

    L’epirubicina potrebbe indurre danno ai cromosomi degli spermatozoi dell’uomo. Gli uomini sottoposti a trattamento con epirubicina devono utilizzare efficaci metodi contraccettivi e se necessario, per il possibile rischio di infertilità irreversibile secondaria alla terapia, richiedere consulenza medica sulla conservazione dello sperma.

    Per gli effetti genotossici dell’epirubicina, agli uomini viene consigliato di non procreare un figlio durante e fino a sei mesi dopo l’interruzione del trattamento con epirubicina.

    L’epirubicina può causare amenorrea o menopausa prematura nelle donne in premenopausa.

    Gravidanza

    Sia gli uomini che le donne in trattamento con epirubicina devono essere informati del rischio potenziale di effetti avversi sulla riproduzione. I dati sperimentali suggeriscono che epirubicina può nuocere al feto quando somministrata ad una donna in stato di gravidanza.

    Non vi sono studi in donne gravide. Le donne in età fertile devono essere informate perfettamente del potenziale rischio per il feto e della possibilità di consulenza genetica nel caso in cui restino gravide durante la terapia con epirubicina. Nella chemioterapia tumorale, epirubicina non deve essere impiegata nelle donne gravide o nelle donne in età fertile che potrebbero restare gravide a meno che i potenziali benefici per la madre superino i possibili rischi per il feto.

    Allattamento

    Non è noto se l’epirubicina viene escreta nel latte umano. Siccome molti farmaci, comprese le altre antracicline, sono escrete nel latte umano e per il rischio potenziale di gravi reazioni avverse da epirubicina nel neonato allattato al seno, le donne devono interrompere l’allattamento prima di assumere questo farmaco.

    L’epirubicina normalmente non deve essere somministrata alle pazienti che allattano.

    Effetti Collaterali

    I seguenti effetti indesiderati sono stati segnalati e riportati nel corso di trattamento con epirubicina con la seguente frequenza: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100 a <1/10); non comune (≥1/1.000 a ≤1/100); raro (≥1/10.000 a ≤1/1.000); molto raro (≤1/10.000), non noto (non può essere stimato dai dati disponibili).

    In oltre il 10% dei pazienti trattati si prevede lo sviluppo di effetti indesiderati. Gli effetti indesiderati più comunemente segnalati sono la mielosoppressione, effetti indesiderati gastrointestinali, anoressia, alopecia e infezione.

    Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA Frequenza Effetti indesiderati
    Infezioni ed infestazioni Comune Infezione
    Non nota Shock settico, sepsi, polmonite
    Tumori benigni, maligni e non specificati (cisti e polipi compresi) Raro Leucemia linfocitica acuta, Leucemia mielogena acuta
    Patologie del sistema emolinfopoietico Molto comune Mielosoppressione (leucopenia, granulocitopenia e neutropenia, anemia e neutropenia febbrile)
    Non comune Trombocitopenia
    Non nota Emorragia e ipossia tissutale in conseguenza della mielosoppressione
    Disturbi del sistema immunitario Raro Anafilassi (Reazioni anafilattiche/anafilattoidi)
    Disturbi del metabolismo e della nutrizione Comune Anoressia, disidratazione
    Raro Iperuricemia (vedere paragrafo 4.4)
    Patologie del sistema nervoso Raro Vertigini
    Patologie dell’occhio Non nota Congiuntivite, cheratite
    Patologie cardiache Raro Scompenso cardiaco congestizio, (dispnea; edema, epatomegalia, ascite, edema polmonare, effusione pleurica, ritmo di galoppo) cardiotossicità (per es. anomalie dell’ ECG, aritmia, cardiomiopatia), tachicardia ventricolare, bradicardia, blocco AV, blocco di branca
    Patologie vascolari Comune vampate
    Non comune flebite, tromboflebite
    Non nota Shock, tromboembolismo, che comprende l’embolismo polmonare
    Patologie gastrointestinali Comune Mucosite, esofagite, stomatite, vomito, diarrea, nausea
    Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Molto comune Alopecia (nell’uomo accompagnata da arresto della crescita della barba)
    Raro orticaria
    Non nota Tossicità locale, rash, prurito, variazioni cutanee, eritema, vampate, iperpigmentazione cutanea e delle unghie, fotosensibilità, ipersensibilità alla cute irradiata (reazione da richiamo della radiazione)
    Patologie renali e urinarie Molto comune Colorazione rossastra delle urine della durata di 1 a 2 giorni dal trattamento
    Patologie dell’ apparato riproduttivo e della mammella Raro Amenorrea, azoospermia
    Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Comune Eritema nel sito di infusione
    Raro Malessere, astenia, febbre, brividi
    Esami diagnostici Raro Modifiche dei livelli delle transaminasi
    Non nota Caduta asintomatica della frazione di eiezione ventricolare sinistra
    Incidenti, traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura Comune È stata riportata dopo somministrazione intravescicale cistite chimica, talvolta emorragica (vedere paragrafo 4.4).

    Dosaggi elevati di epirubicina sono stati somministrati con sicurezza in un ampio numero di pazienti non trattati affetti da diversi tipi di tumori solidi che hanno causato effetti indesiderati non diversi da quelli riscontrati dopo dosaggi convenzionali fatta eccezione della neutropenia reversibile grave (< 500 neutrofili/mm³ per < 7 giorni) che si è manifestata nella maggior parte dei pazienti. Solo alcuni pazienti hanno dovuto essere ricoverati ed essere trattati con terapia di supporto per le complicanze da infezioni gravi con le alte dosi.

    Somministrazione intravescicale

    Siccome solo una modesta quantità di principio attivo viene assorbito dopo instillazione intravescicale, solo raramente sono segnalate gravi reazioni avverse sistemiche e reazioni allergiche. Comune sono le segnalazioni di reazioni locali come sensazione di bruciore e frequente minzione (pollachiuria). Sono state segnalate occasionalmente cistite batterica o chimica (vedere paragrafo 4.4). Questi effetti indesiderati sono per la maggior parte reversibili.

    Eccipienti

    Sodio cloruro

    Acqua per preparazioni iniettabili

    Acido cloridrico per la correzione del pH.

    Conservazione

    Conservare tra 2° C e 8° C (in frigorifero).

    Conservare il flacone nella confezione originale per proteggerlo dalla luce.